La vergogna dell’Occidente: il caso Ghana Contamination


TUI.Green — da Giulia il 6 agosto 2008 alle 10:47

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A volte si preferisce non sapere.. Comincio così questo post, che scrivo senza averlo programmato perchè “sconvolta” da quello che ho appena letto.

Compare oggi infatti sui principali media italiani il caso Ghana Contamination, rilasciato dall’associazione non violenta Greenpeace, uno dei movimenti ambientalisti più grandi del mondo. L’associazione ci porta a conoscenza di un mercato grandissimo che parte dall’Europa e dal resto del mondo e si sposta in Ghana : container pieni di vecchi computer spesso rotti, monitor e TV di varie marche come Philips, Sony, Microsoft, Nokia, Dell, Canon e Siemens arrivano in Ghana da Germania, Corea, Svizzera, Olanda e Italia sotto la falsa veste di “beni di seconda mano”. Ma la maggior parte del contenuto di questi container finisce nei cantieri africani, dove i rifiuti vengono trattati e bruciati a mani nude dai giovani lavoratori.

Questo “riciclo”, fatto in modo molto grossolano, ha lo scopo di estrarre parti metalliche, principalmente alluminio e rame, che poi vengono rivendute per circa 2 dollari ogni 5 chili.

Oltre al danno ambientale, Greenpeace denuncia l’alta esposizione ai gas nocivi a cui sono esposti i giovani e sfruttatissimi ragazzi del Ghana che maneggiano questi manteriali elettrici senza alcuna protezione. Il fatto è vergognoso e sta facendo il giro del media di tutto il mondo. Il Ghana è tra i paesi più poveri dell’Africa ed è un’assoluta vergogna questo caso.

“Fino a quando le aziende non elimineranno le sostanze pericolose dai loro prodotti elettronici e non si assumeranno la responsabilita’di gestire l’intero ciclo di vita di un articolo di consumo, questo scarico di rifiuti inquinanti non vedra’ fine - dichiara Vittoria Polidori responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace. - Le aziende dell’elettronica non dovrebbero permettere che i loro prodotti vadano a inquinare i paesi piu’ poveri del mondo”.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti sul caso si consiglia di visitare il sito di Greenpeace: http://www.greenpeace.org/italy/ .


Fonte: Greenpeace.org

Foto: Greenpeace.org

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